C'era, c'è (quello che abbiamo perso)
C’è stato un tempo in cui vivevo gli inverni solo perché dopo sarebbe arrivata l’estate. C’era un posto in cui queste mie estati nascevano e morivano, un posto dove il sole si spezzava tra i rami dei pini, il mare parlava e le lucertole scivolavano nelle crepe dei muri, il posto che per me era il foro di un imbuto da cui gocciolava la vita. Ora quel posto non c’è più, quelle estati sono finite. Solo la memoria rimane.
C’è una strada che divide i pini verdi dal mare azzurro. Nel verde di quei pini c’è una macchia scura e vuota. Lì, dove c’erano rami verdi ora ci sono rami secchi e alberi morti, dove ora ci sono alberi morti ci sono state le fiamme, dove c’era la vita ora c’è il deserto.
Lì la strada non divide più i pini dal mare, perché non ci sono più pini. Il mare c’è ancora, ma è nero e solo, e non parla più perché davanti a sé non ha niente con cui parlare.
Dove c’erano i pini c’era un campeggio, dove c’era il campeggio ci sono le mani avide degli uomini. Dove c’era il campeggio c’erano progetti, ma dove c’era il campeggio c’erano case e persone, e dove c’erano alberi c’erano leggi e divieti. Dove c’erano le case c’è stato un uomo; ha lasciato covoni di pini secchi davanti alle porte: dove c’erano pini ci sono state fiamme, dove c’erano case c’erano bombole del gas, dove c’erano bombole ci sono state esplosioni, dove c’erano case sono rimaste macerie.
Dove c’erano le nostre case ci sono buchi, dove c’erano divieti ci sono politici condiscendenti, dove c’erano i ladri sono rimasti i ladri.
Sul mare, sotto i pini, c’era una casa bianca con le persiane verdi e il tetto rosso. Ora, sul mare, sotto i rami morti e il cielo nudo, c’è una casa abbandonata; il tetto rosso è sconnesso, i muri hanno crepe e scrostature, le persiane verdi sono cadute, e le finestre sono bocche spalancate e orbite vuote attraverso cui grida il vento. Dove c’era il bianco c’è lo sporco e la ruggine e le scritte di chi passa, dove c’era verde c’è il nero, dove c’è il nero ci sono state le fiamme. Dove gocciolava la vita si distilla amarezza.
Quella casa è la mia casa. Dove c’era la mia roba c’è il vuoto, dove c’era il mio letto c’è il vuoto, dove c’era la nostra camera c’è un muro, ma quel muro non è vuoto. Dove c’era il vuoto c’è un disegno incollato con lo scotch, c’è il cadavere di una zanzara schiacciata con la mazza da baseball in una notte di scirocco, c’è il goffo disegno di un cane e l’impronta dei nostri nomi. Dove c’era la mia infanzia non ci sono state fiamme, dove c’era la mia vita c’è l’eco dei ricordi.
Quella casa ha una terrazza, e su quella terrazza c’è stato un giorno. Quel giorno su quella terrazza c’è stato un sole opaco che odorava di fine, una pioggia silenziosa che odorava di fine, un mare violaceo che odorava di fine. Ci sono stati Ciccio, Marty, Gianmario, Giorgetta, i tre Davide, Mario, Giuseppe, Francesca, ci sono stata io, i nostri addii silenziosi, i nostri occhi fissi sul mare, le nostre lacrime trattenute dietro le ciglia, le battute sciocche, i sorrisi tirati e una ciambella al cioccolato improvvisata, e mia nonna che fingeva di essere allegra, e tutto odorava di fine. Sulla mia scrivania c’è una foto, in quella foto ci siamo noi. Dove c’erano le nostre voci c’è un urlo – sospeso - nell’aria.
C’è una strada che divide i pini verdi dal mare azzurro. Nel verde di quei pini c’è una macchia scura e vuota. Lì, dove c’erano rami verdi ora ci sono rami secchi e alberi morti, dove ora ci sono alberi morti ci sono state le fiamme, dove c’era la vita ora c’è il deserto.
Lì la strada non divide più i pini dal mare, perché non ci sono più pini. Il mare c’è ancora, ma è nero e solo, e non parla più perché davanti a sé non ha niente con cui parlare.
Dove c’erano i pini c’era un campeggio, dove c’era il campeggio ci sono le mani avide degli uomini. Dove c’era il campeggio c’erano progetti, ma dove c’era il campeggio c’erano case e persone, e dove c’erano alberi c’erano leggi e divieti. Dove c’erano le case c’è stato un uomo; ha lasciato covoni di pini secchi davanti alle porte: dove c’erano pini ci sono state fiamme, dove c’erano case c’erano bombole del gas, dove c’erano bombole ci sono state esplosioni, dove c’erano case sono rimaste macerie.
Dove c’erano le nostre case ci sono buchi, dove c’erano divieti ci sono politici condiscendenti, dove c’erano i ladri sono rimasti i ladri.
Sul mare, sotto i pini, c’era una casa bianca con le persiane verdi e il tetto rosso. Ora, sul mare, sotto i rami morti e il cielo nudo, c’è una casa abbandonata; il tetto rosso è sconnesso, i muri hanno crepe e scrostature, le persiane verdi sono cadute, e le finestre sono bocche spalancate e orbite vuote attraverso cui grida il vento. Dove c’era il bianco c’è lo sporco e la ruggine e le scritte di chi passa, dove c’era verde c’è il nero, dove c’è il nero ci sono state le fiamme. Dove gocciolava la vita si distilla amarezza.
Quella casa è la mia casa. Dove c’era la mia roba c’è il vuoto, dove c’era il mio letto c’è il vuoto, dove c’era la nostra camera c’è un muro, ma quel muro non è vuoto. Dove c’era il vuoto c’è un disegno incollato con lo scotch, c’è il cadavere di una zanzara schiacciata con la mazza da baseball in una notte di scirocco, c’è il goffo disegno di un cane e l’impronta dei nostri nomi. Dove c’era la mia infanzia non ci sono state fiamme, dove c’era la mia vita c’è l’eco dei ricordi.
Quella casa ha una terrazza, e su quella terrazza c’è stato un giorno. Quel giorno su quella terrazza c’è stato un sole opaco che odorava di fine, una pioggia silenziosa che odorava di fine, un mare violaceo che odorava di fine. Ci sono stati Ciccio, Marty, Gianmario, Giorgetta, i tre Davide, Mario, Giuseppe, Francesca, ci sono stata io, i nostri addii silenziosi, i nostri occhi fissi sul mare, le nostre lacrime trattenute dietro le ciglia, le battute sciocche, i sorrisi tirati e una ciambella al cioccolato improvvisata, e mia nonna che fingeva di essere allegra, e tutto odorava di fine. Sulla mia scrivania c’è una foto, in quella foto ci siamo noi. Dove c’erano le nostre voci c’è un urlo – sospeso - nell’aria.

3 Comments:
scrivo dalla Francia... a Lido Silvana, vi ho passato tutta la mia infanzia dal 1972 al 1981 almeno... Ho appena saputo (soltanto oggi, indagando sul net in cerca di foto di quel posto una volta incantevole) per quel terribile incendio del 2001... E anche a distanza di anni ed anni, sapere che quel posto che ancora oggi animava la mia memoria col suo odore di eucalyptus e di pino secco, è morto per sempre, mi ha straziata, questa sera...
vorrei parlarti. scivimi a nuvurp@gmail.com
anche io campeggiavo a lido silvana
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